10 cose da non fare quando compri un sito web

Se sei un piccolo imprenditore e hai bisogno di un nuovo sito web per la tua azienda questa mini-guida è proprio per te. Da oltre 10 anni mi occupo di consulenze internet per piccole medie aziende e nel corso di questo lungo periodo ho avuto modo di discutere con moltissimi imprenditori con la stessa esigenza che hai tu in questo momento.

Per anni ho osservato quale fosse l’atteggiamento degli imprenditori nel corso delle trattative ed ho identificato alcuni errori ricorrenti. Perché errori? Perché moltissimi imprenditori si confrontano con un mondo che conoscono poco e talvolta rimangono spiazzati e scontenti di fronte al risultato finale, sentendosi “fregati”. Seguendo questi semplici consigli è possibile evitare brutte sorprese e confrontarsi con i consulenti in maniera più serena e consapevole.

10. Non fare nessuna domanda

Alcuni titolari di piccole imprese partono dall’idea che devono avere un sito web perché i concorrenti ce l’hanno. Non comprendono le potenzialità di internet e accettano di investire anche in siti amatoriali pur di “esserci” come il loro competitor, ma non hanno un’idea chiara dello scopo del sito.

Qualche consiglio: chiedete quali vantaggi potreste ottenere da un sito internet. Chiedete se è il caso di avere anche un presenza sui social network. Provate a paragonare diversi investimenti pubblicitari con quello del sito internet e chiedete al vostro interlocutore di argomentare la sua risposta (un esempio: “sono incerto se investire sulla cartellonistica stradale o su un sito internet. Perché dovrei scegliere internet?” Ed ascoltate con attenzione la risposta, potrebbe essere molto interessante.)

9. Ignorare ogni cosa tranne il prezzo

Questo è un errore davvero molto frequente. Qualcuno sa di non essere un “mago del computer” e quindi sceglie di non ascoltare la proposta del consulente perché ritenuta “noiosa e piena di inutili tecnicismi”. Mentre il consulente parla, l’imprenditore ha lo sguardo della mucca che guarda passare il treno. Sembra che stia per appisolarsi da un momento all’altro finché non sente l’eco della parola magica “euro” che lo sveglia di soprassalto dal suo torpore.

Non appena il consulente annuncia il prezzo inizia una battaglia degna di un mercato arabo. Vengono richiesti a gran voce sconti o tagli anche se non si sa bene cosa si sta comprando.

La logica suggerisce che il prezzo è correlato al prodotto o al servizio che si compra. Richiedere uno sconto “a prescindere” porta il consulente ad eliminare servizi inizialmente (e forse giustamente) ritenuti indispensabili o quanto meno utili. Il risultato finale è che il cliente ottiene lo sconto, ma non ottiene il servizio che gli serve vanificando la trattativa.

Se avete la tentazione di comportarvi in questo modo pensate a questo: immaginate di entrare in un negozio di abbigliamento e di voler comprare una giacca. Quando la portate in cassa e vi viene comunicato il prezzo chiedete immediatamente lo sconto. Il cassiere vi sorride e accorda lo sconto, ma poi tira fuori un paio di forbici e taglia una manica della giacca e ve la consegna. Che dite? Avete fatto un affare?

E’ lecito contrattare sul prezzo ma fatelo con criterio.

8. Chiedere un “sito vetrina”

I consulenti web che stanno leggendo questo articolo a questo punto staranno sorridendo, visto che questa espressione l’avranno sentita molte volte. Quando dite che vi serve un “sito vetrina” state dicendo che volete spendere poco e non vi importa altro. Un consulente esperto (ed onesto) a questo punto vi chiederà qual è il vostro budget e quali sono le vostre aspettative, cercando di trovare un’offerta sensata ma essenziale.

Il consulente meno onesto invece si limiterà a proporvi un prezzo “stracciato” senza mostrarvi a quali limiti andrete incontro. Il risultato di questa trattativa è simile a quello raccontato nel punto precedente. Vi ricordate la giacca senza un manica? Ora vi verrò tagliata anche l’altra e rimossi pure i bottoni. Era una giacca ed è diventata un gilet, senza bottoni, e magari pure stretto.

7. Non informarti sul SEO

SEO è l’acronimo per Search Engine Optimization (Ottimizzazione per i motori di ricerca). Consiste in una serie di operazioni finalizzate a far trovare il vostro sito su Google. Se, per esempio, siete una ditta che vende serramenti a Pavia, i vostri potenziali clienti vi potranno trovare per diverse tipologie ricerche (ad esempio: “serramenti Pavia”, “infissi Pavia”, “porte blindate Pavia e provincia”, ecc) e non solo digitando la vostra ragione sociale.

Questo aspetto è fondamentale. Spesso è lo spartiacque tra un sito web utile ed uno inutile. Se anche acquistate il sito più bello del mondo a che vi servirà se poi non lo visita nessuno ed i clienti non arrivano?

Il consiglio: chiedete al consulente se il costo per il sito comprende il SEO. Informatevi con attenzione sui costi del servizio. Fatevi raccontare l’esperienza di clienti che hanno acquistato lo stesso servizio e fatevi mostrare alcuni lavori precedenti. Verificate quanto vi viene raccontato davanti al consulente.

Se sentite dire la frase “non si preoccupi, con noi il primo posto su Google è garantito” congedate la persona che avete davanti. Vuole solo truffarvi facendo promesse che sa di non poter mantenere. Il posizionamento su Google non dipende solo da quello che fa la vostra azienda, ma anche da quello che fanno i vostri concorrenti.

6. Fingerti un esperto

Non farlo a meno che tu non lo sia davvero. Anche se non è la prima volta che acquisti un sito web non è il caso di essere esibizionisti. Ricordo che anni fa incontrai un potenziale cliente che si era fatto un sito web rudimentale da solo. La trattativa in breve è diventata un gioco a quiz in cui l’imprenditore svolgeva il doppio ruolo di conduttore e concorrente. Lo scopo del gioco era quello di “cogliere in fallo” il proprio interlocutore per accrescere la propria autostima a danno dell’altro.

Questo tipo di clienti non sono affatto appetibili per due ragioni, la prima è l’atteggiamento di “sfida” continua ed la seconda è che immancabilmente finiscono per cancellare interi siti web o commettere imprudenze gravi, ignorando la regole base delle sicurezza informatica.

Il consiglio: se siete davvero esperti non ostentatelo. Piuttosto usate la vostra esperienza per capire se il consulente che avete di fronte è persona seria e preparata.

5. Chiedere una copia esatta del sito del concorrente

Sì, sì, voglio un sito uguale a questo” è di solito una frase non particolarmente gradita al consulente. Perché? Con un colpo solo si buttano via sia le abilità del consulente che quelle dell’imprenditore. Volete davvero rappresentare la vostra azienda come la brutta copia del sito di qualcun altro? Volete davvero pagare qualcuno perché replichi pari pari il lavoro di un altro (bello o brutto che sia)?

E’ un lavoro che risulta immediatamente poco utile per l’azienda e per nulla stimolante per il consulente.

4. Non chiedere nulla dei costi di manutenzione o gestione

Cosa succede quando il sito è ultimato? Se devo fare delle modifiche sono comprese oppure no? E’ previsto un costo di manutenzione? Tutte domande da fare senza esitare.

Evita brutte sorprese ed informati nel corso della trattativa.

3. Chiedere sconti ridicoli facendo paragoni

Lei mi chiede oltre mille euro per fare un sito web ma mio cugino me lo può fare per 200 euro”. Chi pronuncia questa frase di solito riceve l’immancabile risposta “Bene, allora lo faccia fare a suo cugino”.

Paragonare un servizio erogato da un professionista a quello di un amatore è vagamente offensivo. Una panda di terza mano ed una Mercedes sono entrambe automobili. Ma ci sono valide ragioni perché i rispettivi costi siano molto diversi.

Ricorda: non a tutti serve una Mercedes, ma una Panda scassata può non essere adatta per rappresentare la tua azienda.

2. Fissare scadenze irragionevoli

A volte può capitare di dover fare le cose in emergenza. Il vecchio sito ha subito un attacco da un hacker o è diventato semplicemente impresentabile. Ci vuole un soluzione rapida ed efficace.

Qualche tempo fa incontrai un potenziale cliente che, alla vigilia di una fiera, voleva fare un restyling al sito internet, ritenuto “vecchio ed un po’ imbarazzante” dal cliente stesso. Il cliente spiegò che voleva dare un’immagine più fresca e moderna alla sua azienda ma che aveva “una certa urgenza”. Chiesi ulteriori spiegazioni e mi disse che la fiera sarebbe iniziata tra 3 giorni e che il nuovo sito web, completo di un catalogo di oltre 20 pagine, come da sua indicazione, doveva essere online entro e non oltre l’inizio della fiera. Per rafforzare la sua urgenza decretò “se non è pronto entro quella data non si disturbi nemmeno ad emettere fattura perché non verrà saldata”. Inutile dire che non ho accettato di svolgere il lavoro.

E non lo accettò nessun altro. Porre condizioni del genere non ti aiuterà ad ottenere ciò che vuoi. Il consiglio è di organizzarsi per tempo e chiedere sempre una stima dei tempi di consegna. Se ci sono urgenze vanno fatte notare, ma in modo ragionevole, senza “incastrare” nessuno.

1. Non parlare delle tue esigenze

Il consulente, anche il più bravo, non è un indovino. Non conosce la tua azienda. E parlando con te cerca di trovare il modo di valorizzarla al meglio.

Presenta la tua azienda. Spiega quali sono i tuoi prodotti e servizi, spiega come vorresti essere percepito dai tuoi potenziali clienti. Fai capire al tuo interlocutore quale messaggio deve esprimere il sito web. Più sei trasparente, più cresceranno le probabilità di essere soddisfatto del lavoro.

Il consulente che hai di fronte deve ascoltare tutte le tue esigenze e tradurle in azioni su internet. Il sito deve raccontare chi sei e cosa proponi.

Giovanni Villani
Classe 1977, nato a Pavia, sono titolare dell'agenzia Semantik. Da sempre grande appassionato di nuove tecnologie, aiuto le piccole medie imprese a scoprire la comunicazione digitale e tutte le sue opportunità.

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